Ad una settimana dalla partita che determinerà quali saranno le due squadre che si affronteranno per il titolo cantonale, siamo andati ad intervistare Walter Bernasconi, allenatore della squadra U13 (2006).

Nato e cresciuto a Vacallo, la SAV è sempre stata una sorta di seconda famiglia per lui. E nella sua carriera non sono mancati vittorie e titoli. In veste di giocatore, sempre e solo con la maglia gialloverde, ha vinto un campionato di prima lega e un campionato di serie B, venendo anche convocato dalla nazionale svizzera, prima nella categoria Cadetti e poi nella categoria Juniores.

Si è poi dato alla carriera da allenatore, prima a Vacallo, partendo dai Cadetti e arrivando fino alla serie B con la famosa promozione in A (poi rifiutata dalla società), e poi a Lugano, in veste di vice allenatore, vincendo 3 campionati di serie A, 3 Coppe Svizzere e 2 Coppe della Lega. Nel 2010, sempre con il Lugano, si è inoltre qualificato alla fase a gironi dell’Eurochallenge, terza competizione FIBA in Europa. Negli ultimi anni, inoltre, ha guidato la formazione femminile di seria A del Bellinzona Basket.

Abbiamo chiesto al coach momò di descriverci le sue sensazioni sulla sua squadra e sul percorso intrapreso fin qui, ripensando anche ai suoi più bei ricordi come allenatore.

Hai allenato la serie A maschile a Lugano (come vice allenatore) e la serie A femminile a Bellinzona. Hai fatto un anno a Massagno con la squadra senior femminile per poi arrivare alle giovanili. Qual è stato il primo approccio con la nuova squadra all’inizio dell’anno?

Premetto che a me piace allenare, ovunque. Quest’anno un amico di vecchia data mi ha chiesto una mano per il movimento giovanile a Vacallo. Non avendo impegni ho detto di sì senza grandi aspettative, ma il fatto di ritornare ad “insegnare” pallacanestro a giovani ragazzi mi ha stimolato ad accettare questo invito. Onestamente avevo grossi dubbi in quanto da anni non allenavo squadre giovanili e quindi il mio “sistema” doveva essere messo alla prova. Per fortuna ho trovato un gruppo che ha tantissima voglia di imparare e dal primo allenamento ad oggi questi ragazzi non hanno mollato un centimetro, cosa che mi ha molto gratificato. 

La Under 13 della SAV si trova inaspettatamente, ma meritatamente, alle Final Four cantonali. Ti aspettavi di raggiungere un risultato del genere all’inizio della stagione?

Difficile dirlo quando non consci la categoria e tantomeno gli avversari. Da quello che mi era stato detto non era auspicabile un risultato del genere, ma poi man mano che la stagione proseguiva mi sono accorto che i ragazzi ci tenevano moltissimo e che con il lavoro avremmo potuto superare diverse difficoltà oggettive. Ho chiesto molto ai miei ragazzini, ma loro hanno sempre risposto positivamente e questo risultato, forse davvero insperato, è da attribuire totalmente alla loro voglia di migliorare. 

Cosa puoi dire sul percorso / la crescita della tua squadra?

Come detto prima, i ragazzi di questa età sono delle “spugne”: vogliono apprendere tutto il possibile. A noi allenatori non resta che metterci a loro disposizione per insegnare quel poco o tanto che sappiamo partendo però da tre punti per me fondamentali: la disciplina, l’impegno e la costanza. Nessuno si è tirato indietro – e per ragazzi di questa età non era scontato – e credo che qualche risultato si sia visto. 

Sono passati 14 anni da quando tu e la SAV vi siete divisi. Come ci si sente ad essere “tornati a casa”?

Non nego che il “divorzio” non sia stato per me traumatico. Non poter più far parte di un qualcosa per il quale hai dato tutto te stesso fa male. Non importa dove stia la ragione, soprattutto a distanza di anni, ma sicuramente quella rimane per me una cicatrice sportiva sempre aperta. Ora tante cose sono cambiate. Grazie a Michele Sera sono tornato a casa e ho trovato una soluzione felice con una squadra di “giovani vagabondi cestitici” che mi ha fatto tornare giovane e ripensare a quando io avevo la loro età… una sensazione molto bella!

Hai già qualche idea per la prossima stagione?

Le idee le devono avere i dirigenti. Noi allenatori dobbiamo pensare a fare bene sul campo e mettere la nostra esperienza a disposizione di chi vuole giocare a questo fantastico sport. Questo gruppo – indipendentemente da come finirà la stagione – mi ha dato molto: mi ha fatto tornare la voglia di allenare, di “insegnare”, di vivere quella pallacanestro “pura” che spesso nelle leghe professionistiche non puoi trovare. Sarebbe bello continuare il percorso, ma dobbiamo discutere con la società e vedere quali sono i programmi visto che questo gruppo entrerà a far parte del Raggruppamento Mendrisiotto. 

Per concludere, quali sono le vittorie più significative per te nella tua carriera da allenatore?

Ho vinto tanto, ma ho anche perso tanto. Ci sono però alcune partite con la “P” maiuscola. Come non citare le due vittorie quando allenavo a Vacallo. La prima quando, ancora in 2° lega – dopo il primo fallimento societario – e con un gruppo di diciottenni rinforzato da tre fuori quota (Stich, Hatch, Barattolo) battemmo una squadra di seria A in Coppa Svizzera. Fu la prima volta che accadeva. La seconda: la promozione in serie A con Vacallo, finale con Basilea nella palestra di Morbio colma fino all’inverosimile. La conclusione di un percorso di 4 anni incredibile!

A Lugano, al di la dei titoli vinti con la squadra, ho avuto il piacere di fungere da capo allenatore in tre occasioni e sicuramente la più gratificante fu la vittoria a Friborgo in gara uno dei play off davanti a 3500 persone! Per me, allenatore dilettante, ottenere questa vittoria con un gruppo di professionisti fu davvero entusiasmante. 

Non posso però nemmeno dimenticare, come assistente di Joe Whelton, la vittoria a Mosca nella partita di ritorno che ci qualificò per l’Eurochallenge. 

Mi mancherebbe solo il titolo ticinese con gli U13, ma ci stiamo lavorando…!